Profili a forma di T e il "permanent state of impermanence"
I progetti Agile, la cultura DevOps, il framework SCRUM richiedono la partecipazione di persone con profili professionali a forma di T, i cosidetti generalisti-specialisti.
Stop ai team waterfall, agli analisti e architetti che imbeccano gli sviluppatori con conseguente deresponsabilizzazione e alienazione degli stessi!
Negli sviluppi tradizionali l'unico collante tra le persone è un senso comune di frustrazione, non quella carica agonistica verso obiettivi comuni che consente a un gruppo di operare organicamente come team.
Per rilasciare nei tempi, per rispettare le esigenze del Time To Market, è necessario disporre di team autonomi in grado di rilasciare frequentemente e rapidamente incrementi di prodotto senza mai compromettere la qualità.
Poiché un team può essere autonomo solo se vi è la completa copertura delle competenze necessarie, la risposta potrebbe essere quella di allargare la cerchia, costituire grandi team di specialisti.
Ciò però non è conveniente perché al crescere del numero di elementi del team
- crescono in maniera esponenziale le difficoltà di comunicazione e coordinamento
- decresce la performance complessiva
- cresce la pigrizia sociale ("ci penserà qualcun altro")
- si formano cordate interne
- risulta facile finire in background (imboscarsi).
Un team mastodontico è ingestibile, inefficiente e inconcludente.
L'unica risposta organizzativa possibile quindi è quella di organizzare team piccoli (3-9 persone) e autonomi.
Gli ingredienti indispensabili a tal fine sono ampie competenze trasversali da combinarsi con ambiti più ristretti di competenze focalizzate e specialistiche, in profondità e spesso individuali.
Ogni membro è specialista in un ambito ma se la cava anche nei campi d'azione dei colleghi. Sa quindi comunicare con essi in maniera straordinariamente efficace. Può temporaneamente sostituirli se sono malati o in ferie. Apprende dai propri colleghi e trasferisce loro le proprie competenze.
Ma possediamo già queste caratteristiche o dobbiamo ridisegnare i nostri profili?
La scuola, i licei, gli istituti e le università italiane tendono a focalizzare sulle competenze trasversali mentre il mondo del lavoro spesso ci porta a specializzarci, a farci perdere la Big Picture, a coltivare lo stesso orticello per anni e anni. Inizialmente, durante gli studi, il nostro profilo è plagiato come una barra orizzontale, generalista, poi approcciando il mondo del lavoro diviene una barra verticale, specializzato sui silos cui siamo stati assegnati e che diventano la nostra confort zone. Difficilmente ha una forma a T.
Sarebbe invece necessario diventare dei long-life-learners, riutilizzare le esperienze di vita e professionali "differenti" dei colleghi, apprendere qualcosa di nuovo ogni giorno. Crescere ogni giorno in un permanent state of impermanence.
Cosa ne pensi, qual è la tua esperienza?
Sono perfettamente d'accordo.
RispondiEliminaLa necessità di sviluppare un profilo "a T" per aggiungere alle competenze acquisite nel percorso scolastico (es. Informatica) con competenze specifiche (Software Engineering) è fondamentale.
La mia esperienza decennale nel campo dello sviluppo software conferma tutto ciò (software design, coding, testing, change and configuration management, ecc. ecc.)
Altrettanto importanti sono le competenze "relazionali" che permettano di collaborare produttivamente nei team! L'approccio Agile ed il framework Scrum richiedono tali competenze ai massimi livelli. Il successo del progetto è in gran parte condizionato a tali competenze.